“Magnificate, con me, il Signore”

“Madre mia, fiducia mia!”

Vetrata della cripta dove riposano le spoglie di Mons. Aalberico Semeraro.

Vetrata della cripta dove riposano le spoglie di Mons. Aalberico Semeraro.

Celebro il mio 65° anno di Sacerdozio nello spirito e nella rievocazione di tutta la mia lunga e laboriosa giornata terrena. Il mio pensiero va anzitutto ai miei degnissimi ed amatissimi genitori, che con l’esempio e col raffinato stile di sana educazione, mi hanno avviato ai sani principi della fede; quella fede che mai mi è venuta meno, e che mi ha sorretto saldamente, lungo la mia non sempre facile esistenza terrena.

Il mio riconoscente pensiero, vivamente unito all’impegno di perenne ed incondizionata fedeltà, si rivolge, insieme, alla Santa Chiesa Cattolica, Apostolica Romana, che mi accolse subito, nel numero dei suoi figli, con l’acqua rigeneratrice del santo Battesimo: ciò nella Chiesa Madre della mia sempre amata città natale, Martina Franca (TA).

Questo vincolo di fedeltà e d’amore, che si esplica anche in quotidiana preghiera, mi unisce parimenti ai Romani Pontefici, che fin dalla prima giovinezza imparai ad amare ed a servire, grazie alla illuminata e genuina formazione ricevuta nel Seminario Romano.

Va, parimenti, tale pensiero, alla mia Diocesi di origine, la Chiesa di Taranto, dove vissi la primavera del mio Sacerdozio, ed alla diletta Diocesi di Oria, ai Confratelli nell’Episcopato, con i quali, ho condiviso il mio servizio pastorale, nel costante impegno di tutti condurre a salvezza.

Così pure per voi tutti, carissimi Sacerdoti e diletti Religiosi e Religiose, a tutti i consacrati delle diverse organizzazioni secolari, che così innumerevoli ho incontrato e con i quali ho lavorato nelle più svariate forme di annuncio per l’avvento del Regno di Cristo Signore. Un particolare mio “grazie”, va alle dilette Claustrali, per il prezioso aiuto sorgente dalla loro vita e dalla loro preghiera. Per tutti e su tutti invoco la celeste benedizione ed esprimo il mio sentito riconoscente pensiero con l’augurio di sempre maggiore impegno nel servire Cristo e la sua Chiesa, in costante fedeltà al Sacro Magistero.

Alle Autorità Civili e Militari di ogni livello, con le quali si è armonicamente collaborato nella costante ricerca del bene comune e del civile progresso, il mio deferente e riconoscente ricordo.

Al carissimo mio fratello Celestino, instancabile Sacerdote, ai parenti tutti, parecchi dei quali già chiamati nella celeste Patria, ai cari amici, ai collaboratori ed a quanti ho incontrato durante il mio lungo pellegrinaggio terreno, la mia preghiera, mai venuta meno, il mio cordialissimo saluto e la mia particolare benedizione.

Alle dilette Oblate di Nazareth: voi foste il fiore più umile e più prezioso, del mio episcopato, fiore che nel corso degli anni si è trasformato in frutto fecondo di preziose attività caritative e pastorali, in tutti gli svariati campi che la celeste Provvidenza, di tempo in tempo vi ha affidato.

Così al Santuario di San Cosimo alla Macchia e nell’Episcopio di Oria, a Campomarino di Maruggio, ad Uggiano Montefusco, a Martina Franca, a Francavilla Fontana, ad Alberobello, a Roma, mentre già dalla trascorsa annata, la vostra attività si è estesa fino alla Nigeria ed al Brasile. Si prospettano, inoltre, con buoni auspici, nuove vocazioni. Per tutto questo, benediciamo insieme il Signore!

Ma, in modo particolare Lo ringrazio, e ringrazio voi, dilette Oblate di Nazareth, per la premurosa, filiale assistenza che, fin dai vostri primi tempi, continuate a prestarmi. Vale qui, particolarmente per voi, la parola di Gesù: “Ciò che avrete fatto anche all’ultimo dei miei fratelli, l’avete fatto a me!”

Ed è questa vostra imitazione della Vergine Maria e della sua missione nella Casa di Nazareth, ciò che sostiene la fiducia della vostra crescita spirituale e numerica, per la quale offro al Signore anche quel po’ di vita che mi voglia lasciare.

Queste mie umili considerazioni, rivolte a quanti un vincolo vivo e riconoscente mi lega, vincolo che si estende anche e soprattutto a quanti non ho saputo o potuto amare e servire, queste considerazioni, dicevo, le affido al Cuore Immacolato di Maria, la Madre per eccellenza, perché le avvalori e le presenti al suo di vin Figlio, dal quale imploro per tutti la onnipotente e misericordiosa benedizione.

Anch’io vi porto tutti affettuosamente nel cuore e vi benedico.

11 aprile 1990

+ Alberico Semeraro