La seconda occasione, un po’ più complicata dagli avvenimenti e dalle sensibilità si presentò l’anno dopo a Francavilla Fontana, il 14 luglio 1965. A conclusione dei colloqui e degli accordi tra le buone religiose francavillesi Lucia Chirico e Irene Fanelli, che avevano intrapreso un’opera assistenziale a favore di bambini abbandonati denominata Istituto “Maria SS.ma della Divina Provvidenza”, in collaborazione col parroco don Rosario Ribezzi, della Chiesa di S. Eligio, queste persone s’incontrarono nell’Episcopato di Oria con Mons. Semeraro e la Superiora delle Oblate, Suor Filomena Gallo.
Fu deciso insieme che alcune Oblate si sarebbero messe subito a lavorare per l’Istituto “Maria SS.ma della Provvidenza”, nella prospettiva però di un pieno coinvolgimento futuro dell’Istituto delle Oblate.
Così, nell’agosto del 1965, cinque Oblate si trasferirono a Francavilla Fontana, nella sede del detto Istituto, e si poté dare inizio ai lavori più urgenti di adattamento e di arredamento dei locali. Nel giro di poco tempo, però, l’Orfanotrofio, già in crisi, dovette chiudere e, nel giro di pochi anni, anche la Scuola Materna delle Oblate, che pure era arrivata a quattro sezioni.
Successivamente, la casa “Maria SS.ma della Provvidenza” a Francavilla Fontana poté ampliarsi di colpo con l’acquisto di un edificio vicino di cinque piani, e lentamente caratterizzarsi e completarsi come grande e funzionale Casa di accoglienza per persone anziane.
Da diversi anni ormai la Casa Madre della Divina Provvidenza ospita le signore anziane. Inutile sottolineare quale incondizionata attenzione e dedizione queste persone esigano dalle Oblate. Solo così, però, l’alleanza interiore tra Marta e Maria, auspicata insistentemente dal Fondatore per la vita di ogni Oblata, nell’apostolato difficile e oscuro tra le persone anziane, diventa alimento di speranza consolante per quanti vanno distaccandosi faticosamente dalle cose di quaggiù e anelano a gustare in anticipo le cose di lassù.
Vivere Nazareth tra gli anziani, con serenità e competenza, rappresenta forse la testimonianza più credibile che le Oblate possono offrire nel mondo d’oggi.