Sono entrata tra le Oblate nel 1957. E posso dire, come la mia vecchia zia morta a 101 anni: “La mia vita è stata come un’affacciata alla finestra”. 50 anni, un soffio!
50 anni di fatiche, difficoltà, dolori… son volati. Tutto è passato e come dimenticato. Ho avuto molte responsabilità nell’Istituto e in vari campi. Mi ha aiutata molto la preghiera in chiesa, anche perché potevo finalmente sedermi e pensare… al Paradiso. Tutto lassù sarà chiaro, perché tutto registrato e supervalutato…
Di fronte alle recenti uscite di consorelle, come sempre, ho sofferto, ma non mi sono molto turbata. Ho pensato che forse non erano state chiamate a questo Istituto. D’altronde, il sacrificio della libertà, oggi è forse più difficile per le donne.
Relativamente, in zona, le vocazioni al sacerdozio rimangono invece stabili nel numero. Si deve dire poi che di vocazioni religiose… femminili in chiesa non se ne parla mai…


Io son qui dal 16 aprile 1952: 53 anni! sono stata una delle prime. Per me la vita religiosa non è stata né troppo facile né troppo complicata. E sono contenta, stando col Signore, come fossi arrivata oggi.
La preghiera mi ha aiutato.
Oggi ho poca vista, ma sono serena di fare la Volontà di Dio. Vedo che è la Volontà di Dio e sono felice lo stesso.
Ho sempre e solo fatto lavori di pulizie, sia per i seminaristi a Campomarino, sia in cucina ad Alberobello, sia al Santuario di S. Cosimo. Per l’Istituto ho speranza che cresca nel numero e nella santità, se Dio vuole…


Sono venuta dall’India 9 anni fa e sto con le nonne. Sono contenta. È un’opera di carità. Gesù ha fatto grande opera di carità e io voglio continuare con lui questa opera. “Quando ero ammalato sei venuta a trovarmi, quando ero in prigione, sei venuta a confortarmi” mi ha detto Lui. E io Gli ho detto: ”Ecce, sono pronta ad aiutare, come Gesù”.
Oblata vuol dire questo: tutta offerta al Signore per tutta la vita. È venuto il serpente vicino al piede, ma non è arrivato al cuore: Gesù ha vinto! No, non farò vincere il demonio. Con Gesù in ogni tentazione di occhi, di cuore e di mani, pregherò e vincerò.
Posso proprio dirlo. Le Oblate anziane aiutano sempre le giovani: se le chiami, vengono.
Sto pregando molto per le Oblate giovani che sono uscite, e per tutte noi che siamo qui.
Io ho vissuto insieme a quelle che sono uscite e ho capito che è proprio nei momenti in cui non si ragiona, che si ha più bisogno di aiuto. Io chiedevo aiuto all’esperienza delle più anziane tra loro e loro mi hanno aiutato. Ma io non voglio tornare indietro: sin da piccola ho desiderato di farmi Suora e ho lasciato sola mia madre vedova per seguire Gesù. Ora prego tanto per lei. Non lascerò l’Istituto. Io lo amo.


Sono già 14 anni che sono in Comunità e da quattro anni ho fatto anche i voti perpetui. Da tre anni sono tornata in Italia dal Brasile, dove ho anche fatto il Noviziato, che prima si faceva in Italia. Vengo da una famiglia numerosa: mia madre ha messo al mondo 22 figli, ma ne son rimasti vivi solo 6, gli altri sono morti sempre a due-tre mesi.
Mio padre faceva molti sacrifici per farci vivere. Da piccola avrei desiderato dedicarmi ad assistere i miei genitori, ma a 17 anni ho conosciuto un padre cappuccino che mi ha presentato questo Istituto delle Oblate a Petropolis. Subito ho scritto e due Oblate sono venute a prendermi a casa: i miei mi lasciarono partire… Non sono più tornata a casa.
Le Oblate mi piacquero subito: mi guardavano e sorridevano.
D’allora sono contenta di stare con loro e sono pronta a qualunque lavoro. Imparo da quel che vedo da loro. Sarei pronta ad assumere anche la responsabilità di una Casa…
Dello spirito di Nazareth ho capito la disponibilità di Maria (lei correva ad aiutare…), il silenzio di Giuseppe, il nascondimento di Gesù.
Non è possibile superare le varie crisi che possono venire a tutti, senza la fede in Dio, guarire dalle malattie dell’anima senza la medicina che Dio dà… A volte non si ha il coraggio di aprirsi a nessuno… e si va via. Resta il bene fatto, resta dovunque si va la formazione ricevuta… ma si perde una consorella.
In una comunità il dialogo è indispensabile. Comunicare con gli altri è importante, perché, con le sole nostre forze, non si superano le difficoltà.
Occorre la fede, che ci viene da Dio se glielo chiediamo.
Oggi nel nostro Istituto ci sono molte difficoltà. Io penso e prego.
Il futuro dell’Istituto sta nella nostra fede.


Sono entrata in Istituto il 31 maggio 1951. Avevo 31 anni, perché ho aspettato che fosse morto mio padre, che non voleva mi facessi suora. Vivo contenta. È difficile capire il carisma di Nazareth: forse è più facile cercare di viverlo.
Ho sempre desiderato di essere come una… cipolla, nascosta nella terra, ma pronta a dare il suo sapore all’Istituto. Mi è sempre piaciuta la vita comunitaria e non ho fatto fatica a tirarmi indietro quando qualcuno desiderava di fare o di andare al posto mio.
Una volta la Madre mi chiamò “Suor rinuncia”. Il futuro dell’Istituto nostro lo vedo ancora e sempre nelle mani di Dio.


Dal 1997, dopo altre esperienze di congregazioni religiose, mi sto orientando a penetrare sempre di più nello spirito delle Oblate.
Purtroppo non c’è molto tempo e molte occasioni per riflettere e pregare insieme più profondamente su questo carisma.
Voglio dire che mi sento attratta molto dal modo di vivere delle Oblate, è un modo più sciolto, più umile, più vicino alla nostra cultura indiana.
Mi vanno bene tutte le attività, ma sarei più contenta di dare più tempo alla meditazione e alla preghiera sul mistero di Nazareth.


Sono brasiliana e di fronte a questo 50° dell’Istituto, lo contemplo, e vedo che si è sviluppato bene e ha avuto l’approvazione ecclesiastica piuttosto presto.
Si è aperto alle Missioni relativamente prestissimo e mi dico: l’opera del nostro Fondatore è stata davvero ispirata da Dio!
Oggi però viviamo momenti di vera difficoltà, le uscite di giovani consorelle, l’ulteriore invecchiamento delle anziane… ecc. Ma non credo ci vogliano cambiamenti nell’Istituto, solo rinnovamento. E cioè mettere in pratica sempre meglio quello che Dio vuole per noi. Nel cammino verso Dio, in ogni strada, c’è la Croce.
Occorre, io credo, rimanere fedeli, anche se tutti possono venir meno, ricordando quanto ha fatto Dio per il nostro Istituto in 50 anni. Ho fiducia nel Signore: non distruggerà l’opera che ha iniziato e sviluppato con tanto amore.