Con l’Avvento ogni anno comincia il nuovo anno liturgico.

Con l’Avvento di quest’anno ci è utile conoscere ed approfondire meglio il segreto di questo ricominciare ogni volta da capo la serie dei ricordi e delle celebrazioni delle verità della fede e dei fatti della nostra redenzione.

 

Ci sono due ragioni importanti per ricominciare ogni anno da capo.

La prima ragione è questa: lo scopo per cui siamo al mondo è quella di formarci una piena conoscenza delle verità della fede ed allenarci progressivamente alla pratica delle virtù proprie del cristiano.

Ma queste verità e queste virtù sono così belle e così grandi che non è possibile capire a pieno le prime e praticare perfettamente le altre se non col passare degli anni.

Per questo la Chiesa ci invita ogni anno a riesaminare le une e le altre.

Ma le verità ed i fatti della fede sono tanti e così profonde che per le nostre deboli forze non sarebbe possibile studiare le verità tutte insieme e praticare insieme tutte le virtù.

Così in ogni tempo dell’anno liturgico la Chiesa ci propone di fermarci a considerare un particolare fatto della storia della Redenzione per capire meglio le verità da esso messe in evidenza ed insieme farci accentuare in ciascun tempo la pratica di quelle particolari virtù che sono indicate e richieste da quell’avvenimento che di volta in volta l’anno liturgico ci fa meditare.

 

La seconda ragione per celebrare ogni anno i vari avvenimenti della nostra salvezza è quest’altra: Noi non sappiamo quanti saranno gli anni fissati dal Signore per la nostra vita; una cosa però è certa: per ogni anno nostro, il Signore aveva fissato quanto cammino dovevamo fare, per arrivare, alla nostra morte, con la misura completa della nostra perfezione.

Siccome, però, negli anni passati, con la nostra negligenza e le nostre trasgressioni non abbiamo fatto tutto quel progresso che dovevamo, occorre che in quest’anno, che potrebbe essere anche l’ultimo della nostra vita, cerchiamo di metter tanto impegno da poter fare non solo il cammino che il Signore aveva fissato per quest’anno, ma anche riguadagnare una parte di quel progresso che dovevamo fare nel passato ma non facemmo.

Per ogni tempo dell’anno liturgico, dunque, dobbiamo cercare di capire meglio le verità che esso ci insegna e praticare con più impegno le virtù che esso ci propone.

La parola avvento significa arrivo, venuta e nella liturgia vuole indicare non soltanto la nascita di Gesù che si celebra nel Natale, ma tutto il cammino della incarnazione, ossia la venuta al mondo del Figlio di Dio fattosi uomo.

  1. Bernardo ci ricorda che sono tre queste venute di Cristo nel mondo e che l’Avvento ce le ricorda tutte e tre.

La prima venuta fu dal giorno dell’Annunciazione fino all’Ascensione al cielo.

La terza venuta nel mondo sarà come giudice glorioso alla fine dei tempi.

La seconda venuta invece avviene tutti i giorni ma in modo umile e nascosto, venendo ad abitare e dimorare nelle anime dei battezzati, come anche l’Eucaristia ci ricorda e rende più evidente.

 

Quest’anno vorrei proporvi di approfondire questa seconda venuta di Gesù sia perché ci riguarda e ci impegna più personalmente, sia perché delle tre venute è quella alla quale abitualmente nel mondo si pensa di meno. Farla conoscere a tutti è il particolare impegno della nostra Congregazione di Oblate di Nazareth.

È questa infatti la regola consueta che il Signore segue: quando vuol mettere in evidenza qualche virtù che il mondo va trascurando o qualche realtà a cui le masse in genere non pensano, fa sorgere qualche gruppo di anime consacrate che vivano più profondamente appunto ciò che il Signore vuol far conoscere e praticare da tutti.

Lo sforzo che queste anime consacrate faranno per vivere in pieno ciò che con la loro vocazione il Signore voleva mettere in evidenza, sarà anzitutto il mezzo della santificazione per esse stesse e sarà insieme il mezzo di cui il Signore si servirà per richiamare prima l’attenzione, poi la volontà di un crescente numero di anime nella sua Chiesa.

 

Per noi dunque l’Avvento ci fa risonare nell’animo in modo più particolare le parole del profeta Isaia: “Preparate nel deserto la via al Signore: ogni valle ed ogni fosso sia colmato ed ogni colle sia abbassato”.

Queste frasi che anche il Battista ripeteva, che vogliono dire? Il deserto è l’anima nostra quando manca la gioiosa certezza e la pratica di questa amorosa presenza di Cristo vivo.

L’anima infatti si sente allora troppo vuota e per riempire il suo tempo si attacca ad ogni vana curiosità o pettegolezzo, coltiva in sé le mormorazioni, le critiche ed i risentimenti, si ferma in pensieri impuri o disordinati e non trova mai pace: è veramente un deserto senza pace.

Per preparare in quest’anima la via per la venuta e l’avvento di Cristo il profeta dice di colmare i fossi e le valli.

Riempire fossi e colmare le valli significa colmare quel vuoto dell’anima con la presenza di Cristo, col ricordarci spesso che Egli è dimorante in noi.

Abbassare i monti ed i colli significa mortificare la superbia e l’amor proprio che ci gonfiano, rinunziando a pensare a noi stessi, ai torti che ci fanno, alle lodi ed alla stima che meriteremmo, rigettando insieme ogni pensiero cattivo ed ogni risentimento verso gli altri, mentre saremo sempre lieti di partecipare alla Passione del Signore e di offrire la nostra compagnia a Lui in occasione di ogni torto che ci si faccia o di ogni dispiacere che possiamo avere.

 

La comunione che facciamo ogni giorno non è più allora una cosa abituale, una semplice occasione per recitare a memoria certe preghiere, senza manco pensarci troppo, ma diventa la desiderata occasione per trattare con Lui, di questo suo personalissimo incarico affidato a noi. Perché Gesù viene in noi, con l’Eucaristia, con un progetto ben preciso. Lo ha spiegato chiaramente Egli stesso: “Come il Padre che ha la vita, ha mandato me ed io vivo per il Padre, così chi mangia me vivrà per me”.

Che vuol dire vivrà per me?

Se noi dobbiamo vivere per Lui, come Egli vive per il Padre, cominciamo col vedere: in che senso Gesù vive per il Padre?

Egli vive per il Padre nel senso che vive non una vita sua, diversa da ciò che vuole il Padre, ma fa tutto e solo ciò che il Padre vuole da Lui, cosiché chi vede le opere e le azioni di Gesti si fa una idea chiara di quella che è la vita del Padre suo.

Dunque siccome Gesù era nel Padre ed il Padre in Lui chi sentiva le parole o vedeva le opere di Gesù, veniva in pratica a conoscere il pensiero e le opere del Padre.

Allo stesso modo, chi sente le nostre parole e vede le nostre opere deve capire che Gesù è in noi ed è Egli che ci guida e ci dirige.

Ma questo avverrà solo quando ci saremo allenati a “dimorare in Lui” cioè a ricordarci che Egli è presente in noi e possiamo chiedere a Lui col pensiero in ogni circostanza come Egli vuole che ci regoliamo, per fare né più né meno di quello che Egli vuole che facciamo.

Come sarà prezioso questo Avvento se inizieremo a regolarci così.

 

La Madonna ci aiuti dunque in questo Avvento a vivere con quella stessa attenzione e con quello stesso amore che essa aveva per Gesù presente in lei nei mesi precedenti la sua nascita.

Anche a S. Giuseppe chiediamo umilmente che ci ottenga di amare e servire il Signore come egli fece in tutto quel tempo.

Avvento 1982

+ Alberico Semeraro