Le Oblate di Nazareth – Ecce Fiat

A cura di Dora Ciotta

Del Gallo Editore – Spoleto 2001

Introduzione di Mons. Marcello Semeraro

“Scrivi: Beati i morti che muoiono nel Signore … riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”. Questa espressione del libro dell’Apocalisse (14, 13) torna alla mente avendo fra le mani queste pagine, che le Obiate di Nazareth hanno voluto preparare con tanto amore, nel primo anniversario della morte del loro venerato Fondatore, il vescovo Alberico Semeraro. Sicché è solo nella visione umana delle cose che le persone, con la morte, si distaccano dalle loro opere. In realtà, le buone opere ci “seguono” e ci accompagnano pure nella morte, motivo di meritata mercede ed anche occasione d’intercessione dinanzi a Dio.

L’unione tra l’Istituto delle Obiate di Nazareth con il suo Fondatore, allora, non è solo materialmente legata alla successione di queste belle pagine commemorative e illustrative, e neppure semplicemente stabilita da un vincolo giuridico e storico. Essa, piuttosto, è in un ordine tutto soprannaturale, nel quale i rapporti di amore e di carità stabiliti sulla terra non sono interrotti, ma trasformati. Come si recita nella preghiera liturgica. Mutatur, non tollitur.

Ogni opera, poi, porta sempre impresso il segno di chi l’ha prodotta.  Ed è così anche per questa fondazione  religiosa, concepita nella preghiera e progettata da Mons. Alberico dinanzi all’immagine della Madonna della Fiducia, ancora oggi conservata nella Cappella dell’episcopio di Oria. Sicché l’Istituto delle Obiate reca in sé il sigillo mariano e lo esprime con quelle due espressioni dell’Ecce e del Fiat, che ne sono come l’emblema. La prima indica disponibilità totale alla volontà di Dio, la seconda segnala la volontà di fare sì che ogni azione ed ogni scelta sia sempre plasmata da questa santa volontà, nella quale ogni uomo trova pace. In queste due brevi parole mariane è possibile ravvedere -abbreviato- il “carisma” dell’Istituto, unitamente a quel nome di Nazareth che, come disse Paolo VI, è “scuola del Vangelo” ove s’insegna il silenzio, l’interiorità, la preghiera  e l ‘operosità.

Nazareth è l’anticipo dell’ora et labora, così come può esserne emblema anche il nome di Betania. Anch’esso, difatti, unisce, nella storia evangelica, contemplazione ed azione. Lo ricordava più volte alla sue Oblate il vescovo Mons. Alberico. Sono questi i valori che egli continua a ricordare alle sue carissime religiose. Ma sono valori -lo sappiamo- che valgono per tutti noi e per ciascuno. Si tratta, anzi, di priorità che il Santo Padre ha richiamato nella lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, soprattutto laddove domanda di collocare tutta l‘azione ecclesiale nella prospettiva della santità e di sviluppare un’intensa preghiera che, tuttavia, non distoglie dall’impegno della storia, poiché chi apre il cuore a Dio lo apre anche all’amore dei fratelli ed è così che si costruisce la storia secondo il disegno di Dio.

Questa pubblicazione intende, con semplicità, essere un rinnovato gesto di gratitudine e un attestato pubblico che il seme gettato da Mons. Alberico continua a crescere come pianta che mette nuove foglie e allarga i suoi rami. Siano, dunque, rese grazie a Dio e da Lui -Padre, Figlio e Spirito Santo- anch’io invoco per la cara famiglia delle Oblate di Nazareth conforto, benedizione e pace.

Premessa di Dora Ciotta

prima presidente diocesana della G.F. di Azione Cattolica nominata dal Fondatore, allora Vescovo di Oria, attuale animatrice dell’associazione culturale Famiglia Aperta

A un anno di distanza dalla morte di Mons. Alberico Semeraro, vescovo emerito della diocesi di Oria, esce questo opuscolo che vuole presentare il cammino realizzato dall’opera religiosa alla quale Egli ha dedicato tanta parte del suo impegno di pastore e del suo cuore di sacerdote: l’Istituto delle Oblate di Nazareth.
L’obiettivo è quello di far sempre meglio conoscere, una presenza di fede che lievita in silenzio in una parte relativamente piccola di Chiesa e di umanità, e di meglio aprire alla comprensione e alla partecipazione del carisma di Nazareth, che ancora molti cristiani, religiosi e laici, hanno bisogno di riscoprire come carisma di autentica comunità di persone.
Questo opuscolo, uscendo dopo quello del 1993, non può non tenere conto perciò della più matura consapevolezza del carisma, a volte lucida e a volte inavvertita, che l’esperienza della vita quotidiana immersa nella contemplazione della S. Famiglia di Nazareth, ha comportato e comporta tra le stesse Oblate.
Nella prima parte, pertanto, è affidata alla parola scritta del Fondatore, illuminata dalle immagini fiammanti di colore e di semplicità dell’arte africana contemporanea, la descrizione del nuovo progetto di vita e dello speciale orizzonte di senso al quale sono chiamate le Oblate di Nazareth. Nella seconda parte invece è trasmessa dalle immagini della vita concreta nelle diverse Case e nei luoghi diversi di formazione, la visione, meglio l’intuizione, di una convivenza che vuole oltrepassare i canoni di una vita religiosa fredda e distaccata, per un’esperienza di accoglienza profondamente umana offerta a tutti.
Per questo vengono riportati, alcune delle risposte delle Oblate ai questionari in preparazione al Capitolo generale del dicembre 2000. Mi pare infatti che sappiano esprimere, con la semplicità del cuore e l’energia della volontà, lo spirito che circola nelle varie Comunità dell’Istituto. Non c’è da stupirsi. Ora che la vita terrena, così operosa e intraprendente del Fondatore, gettata proprio come un seme, senza risparmio e senza pusillanimità, nel campo aperto della diocesi di Oria, si è conclusa serenamente nella casa ospitale delle Oblate: “Madre della Divina Provvidenza” a Francavilla Fontana, per a promessa di Gesù, quel seme dinamico trova nuova energia di germinazione per la vita della Chiesa e del mondo, attraverso il contributo di “piccole Oblate di Nazareth”, come le chiamava Lui.
Ha detto Gesù: “Se il seme caduto in terra muore, porta molto frutto”. (Gv. 12,24)
A quanti leggeranno questo piccolo libro, pertanto, auguriamo di saper raccogliere nella propria vita e comunicare a quanti camminano accanto, oppure sono fermi sulle strade aride e violente del mondo di oggi, l ‘invito a rinnovare nel nome di Nazareth, la propria speranza e il proprio amore.

Comunicazioni di Suor Filomena Gallo

Superiora Generale delle Oblate di Nazareth

Benediciamo il Signore.

Ora e sempre!

Villa Betania, 24 maggio 2001

Sorelle mie carissime,

nel primo anniversario della morte del nostro Fondatore, S.E. mons. Alberico Semeraro, mi è caro farvi giungere, con questo piccolo libro sul nostro Istituto, le foto della sua tomba a Villa Betania e spiegarvi le ragioni che ci hanno indotte a prendere questa decisione.

Dal 26 maggio 2000, infatti, le spoglie del nostro venerato Fondatore riposano proprio nella cripta sotto la Cappella di Villa Betania, in Lanzo di Martina Franca (Taranto).

In questo si è eseguita una sua esplicita volontà, maturata in lui da esperienze di vita che lo hanno guidato a tale scelta. Insieme al Consiglio e con il benestare delle competenti autorità religiose e civili, abbiamo anche noi aderito a questa sua decisione, sia per  il suo attaccamento sempre dimostrato per Villa Betania, già casa di residenza estiva della sua famiglia, sia per l ‘incalcolabile vantaggio spirituale che questa nuova sua  “presenza” porta  all’intero Istituto.

Tutte le sere infatti, dopo le preghiere, scendiamo in cripta per ricevere la benedizione, come ci riunivamo attorno a lui alle ore 21, quando era in vita, per chiedere lo stesso dono prezioso per ogni Oblata vicina e lontana e per un grande numero di amici. Al centro della cripta abbiamo posto l’altare di legno, da lui tante volte usato a Taranto e a Oria, quando celebrava in privato e, in due piccole vetrine, le sue insegne vescovili e i suoi oggetti più cari, l’orologio, gli occhiali, la corona del S. Rosario, il bastone, il quadretto della sua Comunione, la piccola statua del S. Cuore di Gesù, che, per circa 30 anni, è stata sul suo tavolo di lavoro, ecc.

Sulla parete sinistra le fotografie dell’intera famiglia Semeraro richiamano il passato, che non si conclude con la morte, ma mira alla meta della Resurrezione, già realtà perfetta in Cristo e nella Vergine Maria.

In fondo, il quadro della Madonna della Fiducia, la sua Madonna, con la scritta “Dal primo all’ultimo giorno – Madre mia, Fiducia mia”.

Sopra il sarcofago c’è l’Evangelario, dono del Papa Paolo VI, e, a fianco, un mazzo di rose rosse, ornamento affettuoso e filiale, con la strisciolina segnata dal nome di ciascuna Oblata di Nazareth. Lo stemma episcopale con il motto “Spes messis in semine” è al centro del sarcofago sovrastato dalla scritta “il Padre” che è messaggio di speranza per un futuro con nuovi germogli, offerti al crescere del Regno in ogni continente, nel servizio apostolico e missionario .

Avere la tomba del Fondatore a “Villa Betania”, casa di preghiera e di riposo per le Oblate anziane o stanche, è gioia e conforto, non solo per noi, ma per quanti, sacerdoti, suore o laici in cerca di ristoro e di pace, vengono a trovarci.

Per tutti Villa Betania vuole essere un approdo colmo del senso umano e religioso della accoglienza, valore che il Fondatore non si è stancato mai di additarci.

Nella fiduciosa speranza che tutte, vicine e lontane passerete da questa cripta, vi saluto con un affettuoso arrivederci.