Sempre nello spirito di Nazareth
Scritti e lettere alle Oblate di S.E. Mons. Alberico Semeraro Vescovo Emerito di Oria, fondatore dell’Istituto Religioso “Oblate di Nazareth” (1952-1993)
a cura di Dora Ciotta
Tipolitografia Spoletina, Spoleto 1995
Presentazione di S.Em.za Card. Vincenzo Fagiolo
Dicono a Martina Franca che i Semeraro sono robusti e resistenti come le querce delle loro Masserie.
S.E. Rev.ma Mons. Alberico Serneraro, Vescovo emerito di Oria, al suo 92° anno sta vivendo quell’ottimo sanctum (S. Agostino), che per la carità divina che lo informa edifica in ogni età. E dato che fides non habet aetatem e caritas non gravatur annis (S. Ambrogio), il nostro caro Vescovo può ogni giorno lodare giulivo Dio che gli sta allietando e rinnovando la giovinezza, di cui gli scritti, che ho l’onore di presentare, sono la concreta benefica dimostrazione.
E’ un grosso volume dattiloscritto (quello che ho tra le mani) di 350 pagine, che le sue figlie spirituali stanno per pubblicare.
Sì, le sue figlie, sono sue: lo può dire, come lo diceva l’Apostolo Paolo nei riguardi di quanti aveva generato nella fede e nella grazia di Gesù Cristo. Sono sue, perché appartengono all’Istituto “Oblate di Nazareth”, da lui voluto, fondato e sostenuto con fermezza e fiducia in Dio nei momenti lunghi e sofferti della prova e della sospirata approvazione pontificia.
Sono sue, perché da lui guidate spiritualmente, canonicamente configurate, paternamente dirette. Questo compito lo ha svolto con l’amore dell’autentico pastore, con la testimonianza delle virtù, che è la prima e più efficace predica. “Chi è pieno di Spirito Santo – spiegava S. Antonio di Padova – parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere”.
Alla testimonianza, S.E. Mons. Semeraro ha fatto seguire l’insegnamento orale e scritto. Da saggia guida spirituale ha coltivato la corrispondenza con quante tra le sue figlie si rivolgevano a lui chiedendo consigli.
I suoi scritti raccolgono anche discorsi, conferenze, istruzioni. Ma non si pensi che siano scritti e prediche di tempi passati, di decenni trascorsi o di anni giovanili; no, niente affatto; vi sono scritti di ieri, di qualche mese fa. Il volume porta infatti due date entro le quali vanno catalogati tutti gli interventi.
Dal 1952 al 1993 Mons. Semeraro non ha mai smesso la sua missione di maestro della fede e di guida spirituale. E l’ultimo suo scritto che viene qui stampato e pubblicato è del 4 Ottobre 1993. Ed è una preghiera alla Madre della Fiducia, il cui figlio, educato al Seminario Romano Maggiore a venerarla e ad amarla con fiducia, sempre l’ha portata nel cuore, sempre in Lei ha confidato, sempre di Lei ha parlato e scritto e sempre ne ha diffusa la devozione.
In queste pagine continuamente ricorre il ricordo e l’invocazione a Maria!
E a chi Mons. Semeraro poteva rivolgersi, al compiersi del 91° anno della sua vita? Era il 4 Ottobre del 1993, il 19 Gennaio avrebbe celebrato il compleanno; pregava perciò:
“O Maria, Madre della Fiducia, da me sempre amara, pregata ed invocata, assistimi e conducimi nella via della salvezza e quando verrà l’ora di Dio, voglia Tu presentarmi a Gesù, Amore Misericordioso, perché mi accolga nella Celeste Dimora”.
Il tema mariano ricorre quasi in ogni pagina e se mi fosse stato consentito avrei parlato e scritto soltanto di questo: Maria e il suo devoto Vescovo.
Un altro tema dominante, in questi scritti, è quello di Gesù, soprattutto Crocifisso, al quale lo zelante Vescovo si rivolge perché sia aiutato a completare, come San Paolo, nella sua carne, “ciò che manca ai patimenti di Cristo, a vantaggio del Suo corpo che è la Chiesa”.
Ma Gesù viene continuamente presentato e caldamente raccomandato alle Oblate di Nazareth, come modello sublime da imitare con l’osservanza fedele e generosa dei voti di castità, povertà, obbedienza.
Al modello divino le Oblate stanno vicine, raccolte nella “povera casetta di Nazareth, dove Maria ogni giorno ricominciava il suo compito di Ancella del Signore, tutto offrendo per quella salvezza delle anime nostre che Gesù Bambino si preparava a compiere”. E l’impegno dell’imitazione deve essere continuo, coraggioso e totale, perché – scriveva il Padre ad una Oblata il 4 Aprile 1954 – “non puoi amare Nostro Signore con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, se di fatto lasci un pezzetto del tuo cuore, della tua anima, della tua mente, delle tue forze, per dedicarle ad amare, a difendere, a ricordare, ad occuparti di te stessa, a pensare a te ed a ciò che gli altri pensano di te”.
Si sente in quest’esortazione l’eco della calda raccomandazione di S. Francesco di Sales a Giovanna Francesca di Chantal, perché nel suo cuore non ci fosse nulla, fosse completamente libero ed aperto a ricevere solo la grazia e l’amore di Dio.
E come il Santo Vescovo di Ginevra, così S.E. Mons. Semeraro dà l’unica spiegazione: “Questo pezzetto (di cuore) sembra una cosa da poco o da niente, ma basta ad avvelenare la vita tua ed a rendere fittizio, impotente ed incostante l’amore per il Signore”.
Potremmo continuare con altre cento, mille citazioni, e da tutte trarremmo un altro grande valore della vocazione cristiana resa più radicale dalla professione dei consigli evangelici: l’ascesi.
Le sue Oblate Mons. Semeraro le vuole sempre spiritualmente impegnate, in permanente formazione, nella tensione tutta evangelica del mistero pasquale, che è mistero di Morte e di Risurrezione, in un crescente continuo di allontanamento dalle passioni e dal peccato e di un sempre maggiore avvicinamento alla virtù.
“Dichiara guerra alla tua vanità” scrive ad una delle sue figlie e a tutte: “Siate vigilanti!”. Allo scopo di “diventare più ricche di grazia, di vita interiore, di unione al Signore”.
Bisogna non essere “avari col Signore. Il pensare che quel sacrificio – scriveva alle sue figliuole il 6 Marzo 1962 – mi aiuta ad avvicinarmi molto più a Cristo, e che è ben piccola cosa di fronte ai sacrifici che il Signore ha fatto per me, è un pensiero utile, più giusto e più vero e mi fa camminare innanzi, e progredire con gioia e con slancio”.
E molte pagine degli scritti sono dedicate al tema dell’impegno ascetico: “Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso e mi segua” (pp. 52 – 87). Sono pagine di saggia direzione spirituale, che mira a far distaccare l’anima consacrata da tutto ciò che può essere di ostacolo alla perfetta e piena adesione a Cristo, scelto come Unico Bene; che tende a “liberare il cuore dall’amor proprio”; anche se nel cammino ascetico è raro che si possa fare più di “un gradino alla volta”, l’importante è che si vada avanti.
Sì, perché “Oblata vuol dire vittima offerta e quindi sarà tanto bello se ti offri generosamente a scoprire il Signore e gli effetti del suo lavoro e della sua grazia nelle anime ….”.
Inoltre, Mons. Semeraro ben sa e fortemente raccomanda a tutte le Oblate che al cammino ascetico della conversione totale al Signore è necessaria la frequenza periodica del Sacramento della conversione, per giungere a “immolarsi come Gesù da Betlemme al Calvario”: “immolazione volontaria e totale, che Egli solo può chiedere ed è un immenso dono”.
In queste considerazioni ascetiche del Padre c’è tutto il programma di perfezione che il decreto conciliare Perfectae caritatis ha sviluppato e proposto agli Istituti di vita consacrata e che il can. 607 § 1 ha così splendidamente riassunto: “La vita religiosa, in quanto consacrazione di tutta la persona, manifesta nella Chiesa il mirabile connubio istituito da Dio, segno della vita futura. In tal modo il religioso porta a compimento la sua totale donazione come sacrificio offerto a Dio, e con questo (sacrificio) l’intera sua esistenza diviene un ininterrotto culto a Dio nella carità”.
Negli scritti che vanno dal 1976 al 1981 Mons. Semeraro si mostra attento alle opere che il suo Istituto realizza e che le Oblate devono svolgere come lampade ardenti d’amore per i fratelli. Quindi niente “intimismo” e la “conversione della vita” è finalizzata ad amare Dio per un servizio sempre più generoso al prossimo.
Le Oblate sono state chiamate perché siamo “taciti strumenti del Suo amore misericordioso”. Il Signore le ha volute sue perché vuole da esse “essere amato nel prossimo” e perché chi le incontra possa dire: “Com’è buono Gesù!”.
Da qui la specificazione del “carisma delle Oblate di Nazareth” in uno scritto del 25 Marzo 1979.
Un discorso a parte e più lungo meriterebbero gli scritti sui voti. Mons. Semeraro parla spesso, esplicitamente e singolarmente a più riprese e dettagliatamente o brevemente e per inciso; sempre con saggezza pari a chiarezza e senso profondo di discrezionalità e discernimento. Sa che i voti in sé sono gioielli preziosi che Dio ha donato alla sua Chiesa e che la Chiesa custodisce religiosamente; ma sa anche che viverli comporta somma vigilanza da parte dell’Oblata ed attenta e fiduciosa opera di aiuto da parte delle superiore e di quanti hanno la cura dell’Istituto. E sa anche che senza la “meditazione, la lettura accurata e riflettuta del Vangelo”, senza “l’umiltà del cuore”, senza “la preghiera e la Eucaristia” non è possibile che le Oblate possano ricopiare in loro, ed essere nella condizione esistenziale nella quale visse in terra, Gesù povero, casto, obbediente. Saranno aiutate in questo cammino ascetico dal loro carisma, dallo “Spirito di Nazareth”.
Scriveva il 19 Febbraio 1985: “Vi siete consacrate al Signore con il nome di Oblate di Nazareth, perché in qualunque ambiente la Provvidenza vorrà chiamarvi, rendiate in voi ed intorno a voi appunto quello stesso Spirito che animava ed illuminava la Casa di Nazareth. Quale era questo spirito? …
“Donarsi totalmente al Signore”. Il fine specifico dei voti è questa donazione; è il raggiungimento della perfezione della carità (cfr PC, N. 1). Perciò: “Vivere il nostro amore per Cristo, non con belle parole soltanto ma soprattutto amandolo, servendolo, compatendolo nelle persone del nostro prossimo e condividendo con Lui la sofferenza per i loro difetti”.
Da qui le lettere e gli scritti che vanno dal 1986 al 1988, il cui tema dominante é: “amare fino all’estremo, sempre con Maria di Nazareth” (cfr pp. 257-293).
Lo Spirito di Nazareth informerà e qualificherà l’apostolato delle Oblate, le quali così facendo, daranno alla loro vocazione una risposta generosa e fedele, anche “nei più umili servizi” e sempre “sotto la guida di Maria, la più obbediente ancella del Signore”.
In hac luce vive: così il poeta latino Orazio esortava l’amico a vivere la romanità, la grandezza di Roma, la gloria dell’Impero, la potenza delle sue legioni e la forza morale del suo Diritto.
Fa’ così e vivrai: dice S.E. Mons. Semeraro all’Istituto che è sgorgato dal suo cuore di sacerdote, di pastore, di padre. La raccolta dei suoi scritti chiude con questo testamento.
Ad ogni Oblata, a tutte le Oblate lascia questo messaggio di formazione permanente (Fa’ così) e di compimento vocazionale e missione religiosa compiuta: e vivrai!
Fai così: come Gesù; come Maria, con lo Spirito di Nazareth. E vivrai in Cristo!
+ Vincenzo Fagiolo
Presidente del Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi
Note di Dora Ciotta
prima presidente diocesana della G.F. di Azione Cattolica nominata dal Fondatore, allora Vescovo di Oria, attuale animatrice dell’associazione culturale Famiglia Aperta
Dalle oltre mille pagine dattiloscritte e raccolte in cinque fascicoli di fotocopie, che mi sono state consegnate circa un anno fa, ho trascelto le trecentoquaranta pagine di questo volume. Una potatura non indifferente, perché si trattava come di sfrondare la chioma immensa di un albero vivo, e come di contenere un fiume verde di pastoralità, prima ancora che di spiritualità religiosa.
Intendo dire che questo messaggio di fede matura che, Mons. Semeraro ci offre, va ben oltre, mi pare, il nutrimento alla piccola comunità delle Oblate di Nazareth.
A me tocca però di dar conto, non tanto dei contenuti, che il libro stesso s’incaricherà di comunicare a quanti vi si accosteranno senza fretta, quanto dei criteri che ho seguiti nel riordino e nella selezione del materiale preso in visione.
Ho tenuto semplicemente compresenti il criterio cronologico e quello pedagogico, con il fine, non di tracciare la fisionomia e la storia del Vescovo fondatore dell’Istituto delle Oblate, ma di evidenziare il suo pensiero, liberandolo dai particolari irrilevanti e da qualche appesantimento retorico.
Per meglio distinguerli e mostrarne l’integrazione, ho utilizzato caratteri tipografici diversi per i brani delle lettere alle singole Suore e alla Comunità e per quelli delle riflessione e delle preghiere, destinati ai ritiri e alle Liturgie.
La divisione in parti del libro, con i piccoli indici particolari e l’indice finale per argomenti, ha inteso come a “organizzare” un pensiero che corre e brilla in mille frammenti, spesso vergati in fretta, in un vita segnata da una grande attività apostolica di Vescovo, dentro e fuori la sua diocesi, e, per ciò stesso, apparentemente giocata solo sull’esteriorità del Ministero.
La scelta dei colori e delle immagini simboliche della terra pugliese, sta a rappresentare il contesto vitale nel quale ha preso corpo e si è sviluppato questo seme religioso, e vorrebbe proprio segnalare i tratti caratteristici di questa cultura ambientale, di terra e di cielo, di accoglienza e di slancio, alla quale il Fondatore si è riferito in maniera così semplice e naturale.
E infine desidero sottolineare lo stile di questa “corrispondenza pastorale”, che si traduce in forti valenze didattiche, esplicative, instancabili: una didattica di apertura e di autoanalisi, che si fonda proprio nella libertà e nella dignità della persona, sempre chiamata a dare il proprio consenso. Persona che la Fede misteriosamente valorizza, anche quando ne esige la mortificazione più oscura.
E non è per questa Fede che si colora di bellezza e di speranza la morte di ogni seme nella bruna terra Sud?