Mentre vi accingete a partire per un avvio dell’attività missionaria, voglio richiamare la vostra attenzione su qualche aspetto della stessa.

Tale attività non è un soprappiù secondario, rispetto a quelle finora svolte da voi e da tutte, ma è una specifica chiamata a Cristo, sia per voi che partite, sia per quelle che restano in Italia.

L’ambiente nel quale la Provvidenza vi invita, dilette figliole, è un ambiente particolarmente impegnativo, per cui chi si fidasse delle proprie forze e capacità, andrebbe incontro a sicuro fallimento. Voi, però, ci andate solo perché vi siete donate totalmente al Signore, come Oblate di Nazareth: è certo quindi che rinnegando il vostro io e vivendo intimamente unite al Signore, porterete molto frutto, come Egli stesso ha garantito.

Ho detto sopra che voi andate in un ambiente molto impegnativo e vi spiego perché.

Ho appreso da esperti che le persone da evangelizzare sono tanto desiderose di sentirsi amate e rispettate, ma nello stesso tempo sono, in genere, molto suscettibili e volubili, cioè facili a cambiare.

Capita, per esempio, che per uno sgarbo o una dura risposta momentanea, si rompa definitivamente un buon rapporto amichevole che durava da anni. Occorre quindi che il vostro amore per Cristo, e per il prossimo che Egli vi affida, sia un amore “a prova di bomba”, cioè superiore ad ogni limite.

Cristo, infatti, che ama a fondo quelle anime, riscattate col suo Sangue, ci dichiara: “Ciò che avrete fatto anche all’ultimo dei miei fratelli, l’avete fatto a Me”.

Ma ci ha detto anche di più: “Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche quella sinistra”! Ciò significa che se invece cedi alla tentazione di ricambiare con l’ira e con l’odio, fai tu stesso, alla tua anima, un danno molto maggiore di qualunque schiaffo che ti venga da altri.

Questi ultimi, infatti, se sono peccati, sono peccati altrui ed il Signore chiederà conto a loro; ma l’odio tuo ti stacca da Cristo e danneggia proprio te.

L’amore senza limiti per Cristo Signore, che è vivo e dimorante in ciascuno di quelli con i quali trattiamo, è qualcosa che in tutti deve rafforzarsi e vivificarsi.

Martina Franca, 2 agosto 1988

+ Alberico Semeraro