Grazie, amatissimo Padre
Nel corso della mia, (per fortuna), lunga conoscenza con te, ci sono state tante cose che ti ho confidato; ma non ti ho detto tutto; lo faccio ora sperando che mi perdonerai il lungo ritardo, forse dovuto alla mia naturale ritrosia e timidezza.
Le parole che non ti ho detto, non sono moltissime, anzi probabilmente sono solo tre:
grazie di tutto!
Grazie per averci dato una famiglia. Eravamo senza una casa (io e mio fratello Gino), e tu ci hai accolti amorevolmente; eravamo senza genitori e voi (tu e la madre) siete stati la madre e il padre che non avevamo più. Abbiamo confidato a te i nostri problemi di adolescenti che la vita aveva fatto crescere troppo in fretta, ed abbiamo sempre trovato quella parola buona, quella comprensione ma soprattutto quell’affetto che ci mancava.
Probabilmente (anzi sicuramente) qualche volta ci siamo comportati da “figli un po’ discoli”. I tuoi più grandi rimproveri erano i tuoi “silenzi”. Quelli che non ti hanno conosciuto bene, li interpretavano come una “barriera” che tu volevi far pesare sui tuoi interlocutori, invece era un modo per farci capire che eri “addolorato” ed alla fine prevaleva in te il tuo “gran cuore” ed i “figli un po’ discoli” alla fine erano pur sempre “figli”!
Quando lo ritenevi utile per noi, utilizzavi le tue grandi doti umane, psicologiche ed intellettive per metterci sulla “buona strada” e non di rado fissavi i tuoi consigli nei tuoi eccezionali “scritti”.
Sono fiero di avere in mano una tua lettera, composta di dieci fittissimi fogli, alla fine della quale tu annotavi: “La dimostrazione di quanto io tenga a te è che questa è la più lunga lettera che io abbia scritto nella mia vita”. Forse sono un po’ meno fiero delle motivazioni che ti avevano spinto a scriverla. Grazie o Padre, grazie o Madre per la famiglia che ci avete dato!
Grazie a te, maestro di vita. La tua grande fede, il tuo bel lato umano, il tuo amore per il prossimo, il tuo senso del buonumore sono stati per noi una grande esperienza umana che ha forgiato il nostro carattere e la nostra indole. I tuoi suggerimenti sono stati per noi sempre un “faro” cui fare riferimento. Grazie Padre, per quello che siamo.
Perdonaci o Padre, perché nei tuoi ultimi anni, quando la malattia aveva offuscato la tua eccezionale intelligenza, non ti siamo stati vicini come avremmo dovuto, ma non volevamo alterare i tuoi nuovi ritmi di vita e soprattutto non eravamo tanto coraggiosi da accettare di vederti così. Tu, di lassù, perdonaci: ti abbiamo amato e ti ameremo sempre, mentre confermiamo il nostro filiale attaccamento all’Opera che tu hai lasciato ed alla reverenda madre che ora ne sostiene le responsabilità.
Dino Del Giudice