S.E. Mons. Alberico Semeraro Padre Maestro Testimone
Nel centenario della nascita di S. E. Mons. Alberico Semeraro (1903 – 19 gennaio – 2003), come suo figlio spirituale, rilascio volentieri e con spirito di filiale affetto e riconoscenza questa umile testimonianza, molto personale.
Mi piace rivedere la sua bella personalità di Vescovo di Oria con occhi di seminarista ragazzo, di teologo seminarista giovane, di prete e di vescovo.
Con occhi di seminarista ragazzo
Negli anni 1954-59, quando fui accolto nel Seminario diocesano di Oria, diretto dai Padri Vincenziani, il Vescovo Alberico mi appariva come una figura lontana, da riverire. Il desiderio di vederlo era grande. E lo vedevo solo nelle celebrazioni liturgiche in Cattedrale e quando si presentava in Seminario in occasioni di festa. Lo avvertii padre quando al termine della terza media correvo il forte rischio di non poter frequentare più il Seminario per motivi economici. I miei genitori non potevano pagare la retta mensile e il parroco, che mi aveva aiutato sino a quell’anno, non era più disposto a sostenermi. Allora, come folgorato da una luce, mi presentai al Vescovo. La circostanza non era tra le più felici. Infatti, quando da Sava giunsi a Oria, facendo autostop con mio fratello Antonio, il portinaio mi disse che il Vescovo non poteva ricevermi perché impegnato con tecnici edili. In quegli anni il Vescovado era sotto restauro. Insistetti col dire che era un seminarista che cercava il Vescovo e che aveva estremo bisogno di parlargli. Mi fecero attendere un bel po’. Si fece, infatti, sera. Ma fu grande la gioia quando il Vescovo Alberico mi accolse, mi ascoltò, e mi disse: “Figlio mio, tu continuerai a frequentare il Seminario. Ti dico, però, che se dopo il primo trimestre non darai un buon profitto, dovrai uscirne”. Il Signore mi fece così superare quella terribile prova. La figura paterna del Vescovo, come d’altra parte i sacrifici dei miei genitori, mi incoraggiavano ad impegnarmi riportando la promozione negli anni successivi così come era avvenuto per gli anni precedenti.
Con occhi di seminarista giovane
Nel Pontificio Seminario Teologico di Molfetta (1959-1967), ebbi modo di crescere nella relazione con il mio Vescovo Alberico attraverso gli incontri che avevo con lui nei tempi delle vacanze annuali, quando andavo a trovarlo nella sua sede, ed in modo del tutto particolare quando egli ci convocava per tenerci delle conferenze o meditazioni. Crescevano in me l’affetto e l’ammirazione verso il Vescovo, maestro di fede. Ci sbriciolava il Vangelo con riflessioni semplici e profonde. Usava un linguaggio parabolico. Ci parlava di Gesù Cristo come persona viva in noi e in mezzo a noi. Sapeva infonderci nella mente e nel cuore idee chiare e sentimenti profondi che ravvivavano l’ideale intrapreso di una vita da donare tutta per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Una immagine ricorrente nelle sue riflessioni era quella della vite e i tralci. Poi, ci teneva ad educarci all’obbedienza e all’umiltà. Ci impegnava nel suo discorrere per più di un’ora. Ma era tanto piacevole ascoltarlo che il tempo scorreva senza accorgermi. Vedevo in lui il maestro da imitare nel saper porgere agli altri le verità evangeliche e soprattutto nel farle trasparire attraverso uno stile di vita evangelica come la sua.
Con occhi di prete e di vescovo
Ordinato presbitero il 30 agosto 1967 dal Vescovo Alberico, Egli fu sempre per me punto di riferimento. Ricordo quando lo cercavo, bisognoso di aprirmi a lui per fare verifica del mio ministero e ricevere da lui un giusto orientamento. Un giorno gli parlai della mia amarezza per alcune difficoltà che per me erano troppo pesanti. Mi disincantò dicendomi: “Figlio mio, ora cominci a comprendere cosa significa seguire Gesù da cristiano e da prete”. Alla parola luminosa e ricca di fede aggiungeva la sua testimonianza di fede splendida. In più di una circostanza, ho visto il Vescovo Alberico sotto la sferza delle umiliazioni. E sempre ho ricevuto da lui la luminosa testimonianza della pazienza che nasce dalla fede, dalla speranza, dalla carità e dall’esercizio di ogni virtù. Mi affidò compiti ministeriali delicati, come quelli di educatore in Seminario, di guida spirituale delle Oblate di Nazareth, da lui fondate, attraverso corsi di esercizi spirituali. Mi seguiva con affetto e attenzione, e mi incoraggiava rinnovandomi la fiducia. L’ho sentito sempre padre spirituale della mia vita presbiterale. Quando S. E. Mons. Armando Franco, vescovo di Oria suo successore dopo Mons. Salvatore De Giorgi, mi scelse come suo vicario generale (1984), egli mi scrisse una lettera molto luminosa che, purtroppo, non sono riuscito a ritrovare nelle mie carte. Ne ricordo, però, il contenuto essenziale: mi richiamava a coltivare lo spirito di fede e a fidarmi di Dio, nonostante tutto, esercitando la virtù della pazienza. Eletto vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano (21.12.1990), andai a trovarlo nel suo ritiro presso la Casa Divina Provvidenza in Francavilla Fontana. Mi sorrise, si rallegrò con me, mi assicurò la sua preghiera e volle donarmi il suo anello episcopale e la mitria preziosa. L’ho sempre cercato, quando ho potuto, ed ho ricevuto da lui l’esempio che mi ha spronato ad essere fedele a Dio e all’uomo. Scelsi come data di ordinazione episcopale il 26 gennaio 1991, giorno del suo onomastico (S. Alberico), oltre che dei santi vescovi Tito e Timoteo. Lo feci per onorare la sua persona di Vescovo che mi conferì tutti i ministeri e i sacramenti del diaconato e del presbiterato. L’avrei scelto senz’altro come Ministro principale della mia ordinazione episcopale, se fosse stato in grado di farlo. Mi disse, però, che avrebbe partecipato spiritualmente. Non potetti partecipare ai suoi funerali, perché impegnato nell’assemblea della CEI. Ma avvertii il bisogno di celebrare per lui e di andare a venerare le sue spoglie mortali nella Casa di Villa Betania in Lanzo di Martina Franca, dove tante volte ero andato a trovarlo per conversare con lui.
Per me S. E. Mons. Alberico Semeraro fu un dono che ha illuminato e arricchito la mia vita di ragazzo, di giovane, di prete, di vescovo; e continua ad esserlo con il profumo della sua vita terrena tutta spesa per Cristo e la Chiesa. Per questo dico: Deo gratias! E auguro alle sue figlie spirituali, le Oblate di Nazareth, di coltivare la spiritualità che egli seppe infondere nel loro animo con preziosi semi nella speranza che essi potessero germinare e svilupparsi nell’ albero della Chiesa. Proprio come egli stesso indicò col suo motto episcopale: Spes messis in semine!
Trani, 19 gennaio 2003
Mons. Giovan Battista Pichierri