Ad Alberico Semeraro, Vescovo emerito di Oria
Sorretto da magica impronta,
vivesti la vita possente.
Non pecca, né vizio, né onta,
giammai fu in essa o latente.
Esempio, pilastro, tracciato,
nel tempo hai la via resoluta.
Prezioso il senso hai lasciato,
del pieno vigore vissuta.
Amico, eppure Maestro,
attinto da Te ho l’essenza
del saggio pensier, del tuo estro,
che ora m’appar differenza.
Più ricca, più forte ragione,
mi pongo alla lotta costante,
affronto la mischia, l’agone
sospinto da Te ogni istante.
L’ingegno, l’umano valore,
connubio in Te elettivo,
ricrea temprando l’ardore
che guida è ancora più vivo,
per chi a Te visse vicino.
Benefico il tuo insegnamento,
irradia, riscalda il mattino.
È questo il tuo testamento.
Creando, scolpisti la storia,
e degno di sfarzi e tributi
solcasti la nostra memoria.
Modesti i tuoi giorni vissuti.
Sfiorando gli allori passasti,
ben parchi, per tua natura,
da umile inver rifiutasti.
È qui la tua grande statura.
Parlando, istruendo, hai fondato,
di meta, l’Eterno mirando,
semente, già al sacro votato.
“Le Oblate” solerte solcando,
le strade di gente e paesi,
pregnate di Te più contente,
con cuori devoti ed accesi,
in unico gran continente.
Alberico, il grande tuo detto.
“Ben miete chi semina bene”,
il cielo lo ha benedetto,
lenendo di tanti le pene.
E frutti diversi e copiosi,
ad opre, all’intero cammino
virgulti e rami preziosi
poi figlie di ampio destino.
Ti ho amato pastore ed amico.
La forza tua rara, hai trasmesso,
da saggio, nel modo tuo antico,
rendendo già pago me stesso.
Non hai il mondo perduto;
vivranno in noi le tue azioni,
del tempo con Te noi vissuto.
Largisci benedizioni.
aprile 1995 (Le Palme)
Gino Del Giudice