Mons. Alberico Semeraro
I – La sua filosofia
Il 1° gennaio del 1949 prendevo possesso dell’appena ricostituita Pretura di Oria, dove ho svolto le funzioni giudiziarie che mi competevano, per molti anni.
Tale mia posizione mi consentiva di osservare uomini e fatti che si avvicendavano nella città di Oria e nei paesi del Mandamento, rientranti nella Diocesi di Oria.
Da circa un anno e mezzo aveva fatto il Suo solenne ingresso nella città Mons. Alberico Semeraro quale Vescovo appena ordinato.
Ascrivo a mio privilegio non solo la conoscenza dell’illustre Presule, ma, per Sua bontà, il tessuto di un’amicizia sincera, profonda e devota da parte mia. Ho conosciuto, anche per Sue confidenze, le tante tribolazioni e sofferenze a cui fu esposto, ma ammirato anche i disegni, qualche volta assai ardimentosi, per realizzare un progetto pastorale che aveva bisogno di essere rinverdito, integrato nelle tante esigenze, avviato a più moderne forme di vitalità che il precedente Vescovo, carico di anni, non aveva potuto affrontare.
Ho assistito quindi ad un lungo percorso che Mons. Alberico Semeraro si propose ed al quale impegnò con fede e coraggio tutte le Sue forze, per realizzare anche in termini di cultura più attuale il percorso della Chiesa oritana. Una Chiesa antica e assai lodata, che dai tempi di Mons. Bovio (e siamo nel ‘500) non era sempre in correlazione ai tempi, che imponevano nuove vedute e nuovi metodi di servizio per i fedeli.
Le mirabili tappe da Lui compiute restano sicuramente scritte nel libro della storia viva e pulsante del Suo lungo mandato vescovile: tante le iniziative intraprese, tante le opere compiute, tante le ricostruzioni definite, ma anche tante le difficoltà!
Ma la decisa volontà di Mons. Alberico Semeraro poté superare tutti gli ostacoli nel convincimento che Egli era esecutore di un mandato divino che doveva assolvere: e con costante, ineguagliabile sacrificio e fede profonda lo portò a compimento.
Ho sempre mantenuto rapporti cordiali con S. E. Mons. Alberico Semeraro e spesso sono stato confidente, destinatario dei suoi affanni e dei suoi dispiaceri.
Ma Egli era, oltre che uomo di Dio, un uomo della storia dei suoi tempi, una storia che si costruiva col coraggio e la intraprendenza degli uomini che pregavano ma che osavano anche, al fine di rimuovere un passato che non aveva più spazio e favorire un futuro più socialmente produttivo.
Questa, a mio avviso, è stata sempre la filosofia di Mons. Alberico Semeraro.
Ricordo che una delle prime cure che Lo coinvolse fu la necessità di fornire al Seminario, vivaio di nuovi sacerdoti, un’adeguata struttura assistenziale e di servizio; ma vani riuscirono purtroppo i suoi sforzi in altre direzioni.
Ebbe allora la ispirazione, dettata dalla imminente necessità, di dare vita ad una propria Famiglia religiosa, con paziente ricerca e attenta valutazione delle potenziali candidate, per cui nel 1954 dette vita alle “Oblate di Nazareth”. Le giovani donne che decisero di votare il proprio destino a gloria del Signore furono veramente artefici di enormi sacrifici e di pesanti privazioni, ma erano sostenute dalla presenza costante del loro Vescovo e dal conforto della sua parola e del suo esempio.
Intanto si poneva mano a notevoli opere, quali la riabilitazione del Santuario di S. Cosimo, la realizzazione di un piccolo giardino zoologico per consentire momenti di distensione ai fedeli accorsi al Santuario, la realizzazione della sede estiva del Seminario a Campomarino, il superbo recupero artistico del Vescovado, divenuta una delle più austere e degne sedi Vescovili.
In questo fervore di opere Mons. Alberico Semeraro aveva a cuore l’educazione delle giovani avviate al noviziato e la redazione delle Costituzioni per le giovani Oblate. Al fine di assicurare una degna vitalità ricordo che Mons. Alberico Semeraro -previa intesa con le Congregazioni competenti- costituì formalmente la pia Unione “Sacra Famiglia di Nazareth”.
In particolare desidero offrire la mia testimonianza in ordine alla struttura, al disegno e alle vocazioni delle Oblate di Nazareth, pur nella limitatezza delle mie conoscenze, ma animato dal proposito di dare atto di una intensa e generosa attività, molteplice e comunque rivolta alla tutela degli interessi dei più bisognosi, o per ragioni di età, o per ragioni di malattia, o per ragioni di solitudine, condizioni tutte contenute con serena e sofferta disponibilità e la partecipazione costante ed affettuosa delle religiose.
Non mi soffermo sulle fasi rituali di ammissione alla professione religiosa delle suore, rimarcando solo che nel tempo sono cresciute di numero e di professionalità, privilegiando sempre la loro dedizione al Signore, sotto la costante e vigile guida e il conforto spirituale di Mons. Alberico Semeraro.
II – Il protagonista
Non si potrà mai avere misura esatta del processo di evoluzione del Vescovado di Oria se non si approfondisce l’osservazione sulla natura, la dimensione e le non comuni doti del Protagonista della lunga e complessa vicenda che precedette ed ha sempre sostenuto ed accompagnato la storia anche della fondazione delle Suore Oblate di Nazareth.
Mons. Alberico Semeraro nasceva nella terra della Murgia ed il suo carattere ne ha sempre richiamato le origini, fatto di una tempra forte e decisa, di una volontà altrettanto sicura e costante, come la pietra viva che anima quelle campagne.
Uomo forte, non solo per la Sua longevità ma per la profondità del Suo intelletto e per la genialità delle Sue idee, proveniva da una famiglia di censo e di antica formazione cristiana.
Il Padre Suo, architetto in tempi in cui rara appariva questa qualifica professionale vivendo in un paese meridionale, non gli trasmise solo il lume della vita, ma gli riservò una disposizione d’intelletto particolarmente fervido di idee e di mirabile senso d’arte.
Condusse gli studi nel Seminario Romano Maggiore e li concluse con esito brillante; a merito dei suoi risultati ebbe in premio l’orologio personale di Sua Santità Benedetto XV.
Di quella stagione ho avuto conferma da un Suo illustre compagno di studi: avendo occasione di incontrare a Firenze, dove era Arcivescovo negli anni ‘50, Mons. Florit, poi assurto degnamente alla porpora, parlando del Nostro presule, mi disse cose mirabili, ricordando l’intelligenza, la signorilità dei modi, il profitto negli studi di Mons. Alberico Semeraro, definendolo guida sicura di tutti i seminaristi della sua stagione.
Insignito della dignità del Vescovo di Oria, Mons. Alberico Semeraro ebbe modo di esprimere intero il potenziale della sua intelligenza e della sua capacità di avviare la svolta alla Istituzione che gli era stata affidata in relazione ai profondi mutamenti sociali e morali della nostra popolazione; in questo impegno profuse tutte le Sue doti.
Occorreva che la Casa del Signore, partendo dalla sede vescovile, si aprisse ai tempi nuovi, che fossero capaci di rinsaldare la fede dei credenti, dando dignità anche alle strutture fisiche in cui svolgere le moderne esperienze di partecipazione al colloquio col Signore.
Deciso nel carattere, tanto da sfiorare qualche volta l’apparenza di una rudezza che rappresentava la decisa volontà di proseguire il disegno che si era proposto, il Suo entusiasmo lo coinvolse senza tregua, facendogli mettere mano, in un periodo di pesante economia generale e di profondi coinvolgimenti sociali, a una serie di opere inusitate per la vecchia regola di riservata presenza della Chiesa nella vita civile e religiosa del tempo.
Mons. Alberico Semeraro, ricordo bene, superò notevoli difficoltà di diverso genere: di ordine economico, per le opere di ristrutturazione ed ampliamento che aveva avviato; di ordine sociale, per contemperare la propria azione in un momento in cui imperavano ideologie non certo favorevoli al ruolo della Chiesa; di ordine istituzionale, perché estese la rete delle parrocchie affinché i fedeli potessero avere più pronta disponibilità del servizio religioso.
Fu dai primi anni della sua missione episcopale che incominciò a fornirsi di danaro dalle disponibilità della propria famiglia di origine, grazie anche alla generosità dei fratelli, uno sacerdote e l’altro stimato professore, non coniugato, che gli consentirono di coinvolgerli economicamente nelle sue progettazioni.
Comprese il bisogno e sentì il dovere di sostenere e accompagnare l’itinerario del tradizionale pellegrinaggio dei fedeli, non solo del territorio ma anche dei fedeli di regioni vicine, verso l’antico e venerato Santuario di S. Cosimo alla Macchia, per cui volle operare per consentire che l’antica Chiesetta fosse ristrutturata per soddisfare i nuovi e sempre più complessi bisogni, e per costruire un’ area estesa di servizi e distrazioni che consentissero ai forestieri una sosta meno pesante di quella dei tempi passati.
I fedeli, mi diceva, sono il nostro gregge che non ha solo bisogno di riparo spirituale che trovano nella Chiesa, ma anche di stimoli ricreativi che ne accompagnino la devozione: per questo realizzò un magnifico altare all’aperto, essendo ormai insufficiente la Chiesa a contenere la moltitudine dei pellegrini, ed anche un giardino zoologico perché i bambini specialmente potessero coinvolgersi nel mondo degli animali, che educa gli animi e propone sentimenti di amore e di rispetto, con i tanti esemplari della fauna, anche di quella non presente nei nostri territori.
Ma anche il decoro della Chiesa doveva avere la sua degna rilucenza e in questa direzione si propose di riabilitare l’antica sede del Vescovado, con opere di ristrutturazione e d’arte, sotto la direzione di valenti architetti, coi quali collaborava quotidianamente e che rimanevano ammirati dalle Sue doti di intelletto, ma ancor più dalla sua competenza nel campo, scambiando con lui pareri e soluzioni di alto livello.
Mons. Alberico Semeraro contava sulla bontà delle proprie idee, che, come tali -Egli sosteneva- non potevano non essere sorrette dalla Divina provvidenza. Così come sicuramente sarà stato, guardando, con gli occhi del dopo, il Suo percorso di opere e di insegnamenti.
Ma la Sua opera più impegnativa, la scelta più difficile, la cura più attenta egli rivolse alla necessità di assicurarsi una struttura di servizi che potesse consentirGli di gestire le sue realizzazioni, dal Santuario di San Cosimo alla sede vescovile, dal Seminario alle Colonie estive e permanenti, nonché al mantenimento delle opere che si facevano sempre più frequenti e sempre più complesse.
Questa prospettiva Egli congiungeva con la scelta di un percorso di particolare rilevanza, quello della conciliazione degli impegni pratici con la vocazione religiosa. Solo contemperando questi fattori poteva compiere il grande disegno di realizzare una complessa struttura di persone e di spiritualità a servizio del Signore e rivolta a soddisfare le esigenze di una comunità sempre più bisognosa di guida illuminata.
Nasceva in Lui, forse senza che alle origini ne fosse pienamente consapevole, il disegno di costituire una Istituzione Religiosa femminile, rivolta non solo al soddisfacimento dei bisogni quotidiani delle superbe strutture che aveva intanto realizzato, ma che volgesse la propria opera ed il proprio impegno anche verso le necessità dei malati, degli anziani, dei fedeli, dei minori orfani di affetti familiari.
Questo è stato il disegno di grande spessore che Gli è stato di conforto durante la sua missione vescovile e che lo ha gratificato anche quando per limiti di età ne cessò l’esercizio attivo.
Da queste sue idee, da queste sue esigenze, da queste Sue prospettive, secondo il principio enunciato nel suo stemma vescovile, mons. Alberico Semeraro ha potuto esaudire la divina volontà, venendo incontro ai bisogni di tanti fedeli che avevano sperato nel sostegno del Signore.
Le suore Oblate di Nazareth
I – L’intuizione
Mons. Alberico Semeraro, fin dal suo insediamento in questa Diocesi di Oria (30 agosto 1947), dovette affrontare e superare non poche difficoltà, anche di ordine pratico e funzionale, per assicurare efficienza e produttività ai tanti servizi relativi alla tenuta e al governo del Palazzo Vescovile ed alle necessità di ordinaria cura e manutenzione anche del Seminario e dell’antica struttura del Santuario di S. Cosimo alla Macchia, che egli intendeva potenziare e rendere più efficace come organizzazione interna e come disponibilità di offerte ai tanti fedeli che per antica tradizione vi si portavano a pregare e chiedere grazie divine.
Dopo aver inutilmente tentato di fare affidamento sulla disponibilità, almeno, di alcune Suore delle varie Congregazioni, tutte già carenti di religiose, Mons. Alberico Semeraro si propose di dare vita ad una propria Congregazione, facendo appello alle anime sensibili che gli fossero indicate dai paesi viciniori.
Nel 1953 si costituiva, con Statuto provvisorio, una Famiglia religiosa che prese il nome di Oblate di Nazareth.
Le giovani religiose furono accolte in locali angusti e oscuri, già occupati a suo tempo da carrozze e quadrupedi.
A educare queste giovani volontarie e formarle ai precetti divini si impegnò il non dimenticato Vicario Generale, Mons. Raffaele Perrone, un uomo di non comune levatura morale e civile.
La buona notizia si spargeva nel piccolo paese ed illuminava anche la coscienza della signora Carolina Strafella, la quale cedette a Mons. Alberico Semeraro una propria casa in piazza Lama, dove si trasferirono tre giovani religiose; le altre restavano occupate nei lavori anche più umili e di disimpegno dei tanti servizi anche in favore dei numerosi operai che lavoravano sia nell’Episcopio che a S. Cosimo e, dopo, nella residenza estiva del Seminario a Campomarino.
Intanto il Fondatore, che non trascurava di incontrare le giovani religiose, ritenne necessaria un’adeguata preparazione alla loro consacrazione e chiese ed ottenne la presenza in Oria di Padre Agostino Balzani Angelica di S. Paolo, della Casa di Sant’Eligio di Napoli, che curò con amore e pazienza la preparazione delle novizie.
Una volta avviata questa opera preziosa di formazione e verificata la sicura scelta al Signore delle novizie, si pensò alla compilazione delle necessarie Costituzioni, che furono redatte nel 1954 e l’8 dicembre di quell’anno Mons. Alberico Semeraro, previa consultazione con la Sacra Congregazione dei Religiosi in Vaticano, emise il decreto d’erezione come “Pia Unione” della ancor piccola famiglia delle Oblate.
Fu quello l’inizio di un generoso percorso che si è andato ampliando nel tempo, sia con l’aggregazione di altre novizie, sia con la distribuzione di sempre più onerosi e complessi compiti.
Le attività delle Suore da allora non hanno avuto né requie né limitazione di spazi operativi: dalla Casa S. Cosimo alla Macchia all’Episcopio, che fu radicalmente restaurato e riportato all’antica dignità con corrispondente sempre maggiore onere per le suore, alla Curia Vescovile e al Seminario.
Data da non dimenticare è quella del 2 luglio 1956, quando nel Santuario di San Cosimo sette Suore furono ammesse alla Professione temporanea; altre nove nel 1957; altre dieci nel 1958; altre tre nel settembre del 1962 e altre due nel settembre dell’anno seguente.
La comunità religiosa cresceva nel fervore di fede e di opere, mentre si provvedeva a formare alcune giovani suore per compiti civili, per cui dieci di esse furono trasferite a Bari, alcune per conseguire il diploma magistrale, altre per frequentare corsi di economia domestica ed apprendere altre impegnative mansioni.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale di questa Costituzione, la prima tappa, che poi sarebbe divenuta fondamentale, fu nella villa personale del Fondatore in contrada Lanzo di Martina Franca, quindi la Casa S. Giuseppe di Uggiano Montefusco, e poi quella di Maria SS. della Divina Provvidenza di Francavilla Fontana, quella del Sacro Cuore di Alberobello, quella, infine più recente, della Madre della Divina Grazia di Ponte Galeria di Roma.
Le nostre Oblate acquistavano sempre maggiore e meritata fiducia, tanto che il 18 aprile 1973 furono proclamate altre cinque professioni religiose e altre tre nel settembre del 1974 .
Intanto proseguiva l’iter per il definitivo riconoscimento di Diritto Pontificio Canonico della nostra Congregazione, che fu definito con apposito Decreto di erezione il 1 ° maggio 1984, mentre le Costituzioni furono approvate il 7 ottobre 1987.
In tutto questo percorso le tappe di elevazione spirituale sono state costanti ed il numero delle Oblate è cresciuto in continuazione.
II – La Provvidenza
“Il Signore vede e provvede”: non è una massima, ma un’autentica verifica storica e spirituale che ha segnato il percorso privilegiato di Mons. Alberico Semeraro per la fondazione dell’Istituto Religioso “Oblate di Nazareth”.
Ferme restando le eccezionali qualità umane, culturali, spirituali, sociali ed operative di Mons. Alberico Semeraro, questi non avrebbe potuto realizzare l’opera Sua più preziosa, da tempo coltivata silenziosamente nel proprio cuore, se la Divina Provvidenza non gli fosse venuta generosamente incontro.
Non solo dotandolo di quella eccezionale forza d’animo con la quale ha portato avanti con dignità e producenza il suo lungo cammino episcopale, ma anche con quella cultura che lo rendeva eletto fra gli stessi comprimari della Chiesa, che lo ha visto per decenni operatore infaticabile su tutti i luoghi del suo impegno pastorale e con quella competenza, ispirata dalla sua famiglia, con la quale seguiva, avviava, impostava i lavori delicati e lunghi dei difficili restauri; ma privilegiandolo di un dono quanto mai opportuno e desiderato che Egli ha accolto come messaggio del Signore.
È stata la chiamata di una giovane vocazione, che il Signore ha messo sul suo cammino, al fine di facilitare l’opera che il Fondatore aveva in animo di attuare.
Questa religiosa, prontamente offrendosi alla responsabilità morale ed operativa cui era stata chiamata, lo ha filialmente seguito e lo ha sostenuto in tutte le sue opere.
Fra queste, quelle relative alla necessità di provvedersi di personale votato alla causa del Signore, che potesse umilmente impegnarsi nei servizi e nei bisogni delle strutture ormai avviate e nelle tante necessità anche di ordine pratico.
Non fu facile, una volta avviato un programma di massima, trovare altre giovani votate ad offrirsi a sostenere anche umili servizi e pienamente consapevoli, in nome del Signore, di compiere un alto dovere cristiano; ma la ricerca e l’attesa alla fine furono premiate.
Si creava così la prima forma della struttura comunitaria che avrebbe portato avanti un variegato lavoro in ogni senso e direzione e che costituiva l’asse portante del nascente Istituto.
La prima Comunità comunque si era costituita e questa realtà consentì al Fondatore ed alla sua più fedele e attiva collaboratrice, la Madre Superiora suor Filomena Gallo, di espandere il raggio di azione che la Istituzione ancora assai modesta, anche sotto il profilo strutturale (alloggiativo, domiciliare ed operativo), consentiva nella gradualità dei tempi e delle possibilità economiche.
Ma la tenace volontà, la visione ultraquotidiana del Fondatore, la capacità e l’impegno della Superiora, la fedele operosità delle novizie consentirono (direi imposero in un certo senso) la necessità di darsi una organizzazione più adeguata agli scopi che si intendevano perseguire.
Sono stato consapevole, e qualche volta testimone, sempre confidente da parte del Fondatore, dei suoi progetti, delle sue aspirazioni e delle difficoltà incontrate.
Nelle mie riflessioni mi sono andato convincendo che nella realizzazione del superbo progetto del nostro Vescovo sia intervenuta più volte la Provvidenza Divina, sia per sostenerne la costante fatica, sia per risolvere le tante complesse questioni che si sono presentate.
Ho acquisito la certezza che un uomo solo, per quanto di elette virtù e di capacità eccezionali, non avrebbe potuto realizzare un patrimonio spirituale, formativo e di non comuni dimensioni, se non avesse avuto il privilegio di sentirsi protetto dal consenso del Signore.
Per queste ragioni ritengo che abbia munificamente provveduto per lui la Divina Provvidenza, anche quando (e sarà stata lei certamente) gli ha assegnata la collaborazione filiale della Madre Superiora (quale sarebbe diventata), che ne ha accolto lo spirito, offrendogli instancabile dedizione di affetto, di rispetto e di obbedienza.
III – L’eredità che vive
Quando nel lontano 1947 Mons. Alberico Semeraro fece il suo ingresso nella Diocesi di Oria, tra le tante sue premure, cercava nuove forze da potere affiancare al suo lavoro.
La Provvidenza gli spianò la strada, ed egli volle dare vita ad un Istituto Religioso.
Il cammino da fare si presentava difficile, lungo e irto di incognite.
Il piano di Mons. Alberico Semeraro era di formare una piccola comunità di giovani da destinare alle colonie a Campomarino, luogo mal ridotto e quasi distrutto dalla guerra; al Santuario di S. Cosimo, dove bisognava iniziare i radicali lavori per renderlo accogliente; infine al Vescovado, per ristrutturarlo e riportarlo all’antico splendore.
Occorreva però curare la parte spirituale e formativa, insieme a quella culturale, delle giovani; fu quindi data la possibilità, almeno per le più dotate, di diplomarsi, anche se in età non più scolare.
Era il piano della Provvidenza.
Bisogna dare atto che molto fu facilitato nel cammino di questa nuova Istituzione dall’aver trovato persone giuste, che avevano ben compreso quello che aveva in mente di fare Mons. Alberico Semeraro.
La data fondamentale della nascita di questo nuovo gruppo fu il 2 luglio del 1956, quando le prime giovani furono ammesse alla professione religiosa.
I primi frutti cominciavano a vedersi.
La piccola Famiglia iniziava ad avere una fisionomia religiosa; nel 1958 la comunità delle Oblate di Nazareth venne divisa in tre case: Oria, Santuario di S. Cosimo e Campomarino.
Nel 1963 il numero delle suore era di trenta. Sullo stemma di Mons. Alberico Semeraro si leggeva: spes messis in semine, vale a dire “la speranza è nel seme”.
Le giovani suore, non curanti del sacrificio fino all’inverosimile, ebbero una guida spirituale di grande affetto ed erano quasi trasportate dalle parole e dall’esempio del loro Fondatore.
Il lavoro era tanto, le forze erano ancora poche e le opere aumentavano. Si pensò di aprire una casa a Uggiano Montefusco e un’ altra a Francavilla Fontana.
Il piano della Provvidenza poteva essere già definito. Mons. Alberico Semeraro aveva centrato in pieno i bisogni della sua Diocesi e del popolo affidato alle sue cure. Il seme era stato gettato a larghe mani e iniziava a dare i suoi frutti.
IV – La Istituzione
L’opera già cresceva come piano disposto dalla Provvidenza di Dio.
Le case affidate alle Suore erano tante, e tante erano ancora le richieste in vari Comuni della Diocesi e fuori Diocesi.
A Campomarino le Suore si occupavano delle colonie estive permanenti, del seminario e del pre-seminario.
A Uggiano Montefusco si dedicarono alla gioventù del posto, alla scuola materna e alle opere parrocchiali.
A Francavilla Fontana si aprì una scuola materna con tre sezioni.
Ma l’attenzione primaria era ad Oria, in Vescovado, vicini al soffio del Fondatore, per raccogliere dalle sue labbra le parole che formano, che danno vita e forza di camminare, progredire.
Anche Martina Franca, allora centro della comunità, era divenuto luogo di preghiera, di riflessione, di ricarica spirituale e anche salutare per tutte le Suore.
Ancora, Alberobello con bambini di scuola materna, casa per ragazzi di famiglie divise, opere parrocchiali, ecc …
Oggi, nel segno dei tempi, vi sono stati vari cambiamenti nelle case già elencate, mentre alcune sono state anche chiuse.
In data 23 giugno 1974 si ottenne il nullaosta da parte della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e Mons. Alberico Semeraro scelse la data del 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario, per emettere il Decreto di Erezione. Nacque così ufficialmente da quel giorno la congregazione di Diritto Diocesano delle “Oblate di Nazareth”.
La casa di Francavilla Fontana diventò in seguito centro per anziani.
Una nuova casa venne aperta a Roma, per accogliere bambini di scuola materna e sostegno alla vicina parrocchia. Attualmente si è aperta a Roma la casa della Procura Generale, che Mons. Alberico Semeraro aveva tanto desiderato.
Intanto l’Istituto delle Oblate di Nazareth si ingrandiva sempre più.
Le Oblate lasciarono Campomarino e la casa di Uggiano fu chiusa.
Nel 1978 le Suore lasciarono anche il Santuario di S. Cosimo.
Poteva sembrare un abbandono della Provvidenza. Invece i piani di Dio erano diversi da quelli dell’uomo.
Nuove case si sarebbero aperte in terra di missione e nuova linfa sarebbe arrivata proprio da terre lontane.
Come diventa confortante adeguare la propria mente alla volontà di Dio!
V – La missione
La missione fu dettata dallo stesso Fondatore, Mons. Alberico Semeraro, in un suo scritto alle suore: “Siete sorte, care Oblate, per far fronte alle impellenti necessità insorgenti nella vita di una Chiesa locale in un certo tempo”.
Sopperire cioè alle varie necessità più urgenti, a fianco del clero della Diocesi, nelle comunità parrocchiali, nell’educazione ai bambini, vicine agli anziani, ma anche testimoni del Vangelo di Cristo in ogni ambiente.
Chiamate dunque Oblate perché totalmente donate al Signore, di Nazareth, operanti come Maria nell’umiltà e nel nascondimento, come fece nella sua casa di Nazareth con Giuseppe e con Gesù.
Chiamarsi dunque Oblate di Nazareth vuol dire mettersi a disposizione di Gesù. Questa disponibilità, anzi maturità, diventa pian piano inserimento nella più ampia realtà della Chiesa; infatti, il 1° maggio del 1984 l’Istituto “Oblate di Nazareth” viene dichiarato, dalla Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, di Diritto Pontificio.
L’opera è cresciuta, è diventata forte per affrontare vasti campi di evangelizzazione.
Sembrava a prima vista che la chiusura di alcune case fosse un segno di cedimento o di perdita di forze, invece lo Spirito che guida, che soffia, aveva ben altre mete da assegnare alle Oblate di Nazareth: la missione in Brasile, in Africa, in India.
Mons. Alberico Semeraro aveva previsto due periodi di vita: il primo destinato alla fioritura, cioè alla crescita lenta come un giovane arboscello; il secondo periodo, molto più lungo, il quale “deve portare i suoi frutti”. Aveva visto bene nella sua lungimiranza come sarebbe stata la sua Congregazione.
Bisognava entrare nei grandi ritmi di Dio, che non è dato di comprendere a tutti; “spes messis in semine”: la speranza è nel seme.
Ecco che nuove vocazioni nascono in India, in Africa, in Sud America, nelle Filippine.
Lo stesso Giovanni Paolo II conosce l’opera descritta a suo tempo dal Fondatore e dalla Madre Generale, e la benedice.
Ora Mons. Alberico Semeraro continua a vegliare sull’Istituto da Lui tanto amato e a guidarlo per il compimento del divino progetto.
Donato Palazzo