A tre mesi dal Capitolo Generale, viene da porsi una domanda: a che è servito?

Per rispondere, facciamoci a nostra volta una analoga domanda: Il Capitolo Generale a che doveva servire?

Per sé stesso il Capitolo è come un esame di coscienza della Congregazione attraverso anche tutte e singole le Oblate. Le risposte di ciascuna e l’esame ufficiale dei Questionari misero in evidenza il comune desiderio di una più profonda crescita nel perfezionamento della vita di Comunità.

Questo è anche la conclusione da cui oggi prendiamo l’avvio.

Questo necessario ed indifferibile progresso nella vita comunitaria dobbiamo intraprenderlo con una maggiore decisione da parte di tutte; ciascuna delle Oblate deve mettersi all’opera, qualunque sia l’incarico che oggi ricopre, l’età, le condizioni di salute, le capacità che il Signore le ha dato, ecc.

D’altronde, la Quaresima che oggi comincia è appunto il tempo di Passare all’azione in ispirito e contemplazione dell’amore particolarissimo di Dio per te; penitenza è la riflessione ed il riconoscimento della tua piccolezza ed indegnità, cose che ti fanno meglio apprezzare l’abbassamento amoroso con il quale il Signore è venuto a cercarti ed invitarti.

Le difficoltà che si presentano alla mente di ciascuna, come ostacolo al progresso di tutte, sono: i difetti di chi ci sta intorno, la nostra stessa debolezza, le abitudini contratte negli anni passati e così difficili a superarsi, il disordine degli ordinamenti, ecc. Nelle prossime settimane quaresimali scopriremo insieme che ciascuno di questi ostacoli ci è messo innanzi dal Signore come i problemi che in ogni scuola il maestro mette innanzi all’alunno per allenarlo a risolverli. La difficoltà dei problemi, per chi non vuol studiare, può diventare una comoda scusa per non far niente; per chi invece vuol progredire, i problemi diventano il più sicuro mezzo per riuscirci. Occorre però che nell’affrontare queste difficoltà si prenda la via giusta ed è questo che ci proponiamo di cercare di volta in volta.

Oggi ci fermeremo, sul più grave degli ostacoli che si oppongono alla realizzazione della nostra persona e vocazione: si tratta di un ostacolo che è grave perché ci suole apparire una cosa legittima ed innocua.

Qual è questo grave ostacolo? È la fiducia nelle proprie idee, nei propri ragionamenti, è l’attaccamento ai programmi che ciascuna si propone di sua individuale iniziativa.

Che tutto ciò sia un grave ostacolo che deve superarsi con estrema decisione, lo dice la storia di tutti i Santi, in tutti i secoli di vita della Chiesa.

Già all’inizio, Gesù, Salvatore del mondo, aveva posto come prima condizione per poterlo seguire: “Chi vuol venire dietro a Me, rinneghi sé stesso …”. A quelli che incaricò di pascere il suo gregge disse: “Chi ascolta voi, ascolta Me, chi disprezza voi, disprezza Me”; non incoraggiò quindi chi ascolta se stesso, né disapprovò chi disprezza se stesso.

Lo stesso Satana aveva suggerito ai nostri progenitori di sottrarsi all’ordinamento divino con l’agire di testa propria, astenendosi dal seguire ciò che Egli aveva comandato: “Non è vero che perirete, sarete, anzi, simili a Dio, conoscendo il bene ed il male”.

La giusta fiducia nella sapienza, nella potenza e nell’amore del Signore, richiede che si ponga generosa fiducia anche nelle indicazioni di coloro che per un suo ordinamento sono stati incaricati di guidarci.

L’obbedienza ai legittimi superiori è fondata sul patto che Dio mi ama ed ha ben presente tutti gli effetti che mi verranno dalla obbedienza; e questa obbedienza va fatta non a quelli che piacciono a me, ma a quelli che ha scelto Egli stesso. Ciò avviene perfino quando chi ha l’autorità si sbagliasse o ne usasse non rettamente.

A Pilato, che per causa dei Giudei faceva notare a Gesù che egli aveva la facoltà di assolverlo o di condannarlo, Gesù rispose: “Non avresti autorità su di me se non ti fosse stata data dall’alto”. Per il Signore Gesù accettare la ingiusta condanna a morte non era accontentare Pilato, ma era soltanto per fare la volontà del Padre suo che lo aveva fatto trovare sotto quella autorità. Così Gesù “si fece obbediente fino alla morte e morte di croce, e per questo il Padre lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome”.

A ciascuna di voi chiedo di desiderare e collaborare in questa guida che non è mio arbitrio, ma è una obbedienza ad una divina disposizione. A chi lo farà per accontentare il Signore, posso assicurare che questa generosa corrispondenza, fatta in piena umiltà di cuore, vi renderà collaboratrici del Cuore divino di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria.

Le altre Consorelle potrebbero anche non pensarci affatto, ma voi che accettate avrete fin da adesso uno straordinario aiuto di grazia ed un giorno sarà il Signore a ringraziarvi per questa umiltà di cuore che vi ha rese “Ancelle del Signore” per il bene di tutta la Congregazione e della stessa Chiesa nel mondo.

S. Quaresima 1981

+ Alberico Semeraro