Il preferire di fare solo “ciò che mi sento” anziché ciò che è dovere, ciò che è più conforme alle disposizioni di Dio, è la via più breve per diventare giocattoli nelle mani del Nemico e quindi per riempirsi di debolezze, di melanconie, di peccato, e di … disperazione.

Quando dico (o penso) “non ci riesco a parlare”, finisce che divento davvero persuasa di non riuscire e quindi persuasa che gli altri ci credano: ma la realtà è che dicendo “non riesco” non faccio quel piccolo sforzo che mi ci vorrebbe per riuscire e che basterebbe per farmi riuscire.

Se invece di dire “non ci riesco” dicessi ciò che devo dire, ciò che mi si chiede, mi accorgerei che non era vero che non ci riuscivo.

Quando non voglio dire una cosa, ma non voglio neppure che si accorgano della mia cattiva volontà, dico che “non ci riesco” e così divento anche finta e bugiarda, come il nemico mi vuole per avermi in suo possesso.

I sacrilegi, fatti di nascosto, sono l’arma migliore del nemico per farci suoi schiavi.

Il Signore sa che come il segreto ci rende deboli, così il confessare apertamente le nostre colpe o le nostre cadute ci rende migliori e più allegri di prima che cadessimo.

Perciò il dire chiaramente e decisamente le nostre cadute è la miglior riuscita e la miglior vendetta contro il nemico: ma è anche il modo più breve e più sicuro per diventare più forti e più leali.

Più vinco me stesso e le mie ripugnanze nelle piccole cose, più divento capace di fare cose sempre più belle e più forti.

Quando mi arrendo alla paura di restare svergognata dalla confessione della realtà, rinunzio alla gloria (assai piùgrande e più vera) di uscire dal fango in cui ero caduta.

Cadere nel fango può capitare a tutti ed anche senza molta malizia: ma volerci restare dentro, solo per paura di essere disprezzati, è una cosa molto più degna di disprezzo ed è una caduta molto più rovinosa della prima caduta.

Cadere nel fango può capitare a tutti: ma uscirne volontariamente in piena luce è una vittoria assai più grande della caduta stessa: è una vittoria che rende forti e gloriosi e ci permette di camminare a fronte serena.

Quando cadiamo Dio ci vede cadere. Quando confessiamo la caduta, Dio ci vede uscirne trionfalmente.

10 giugno 1976

+ Alberico Semeraro