Il Signore è presente in me per amare i miei prossimi (gli altri) col Suo Amore, servendosi della mia persona (col mio consenso).

Io Gli posso mettere a disposizione la mia persona perché Egli, pur restando nascosto in me, possa dimostrare il Suo amore per quelle persone che mi fa incontrare, attraverso il mio buon sorriso, le mie buone maniere, la mia disponibilità ad aiutarle.

Se io non penso a Lui ed al Suo amore per quel mio prossimo, e non Gli chiedo continuamente aiuto, non sarò capace di essere sempre gentile con tutti in tale misura.

Gli altri, che pur conoscono la mia limitatezza e la mia durezza di cuore, nel vedere questa nuova bontà mia capiranno che è la presenza di Gesù che mi porta questa virtù nuova ed impareranno ad apprezzare ed amare Lui ed a rendersi più docili a portarlo anche essi nel cuore.

Il Signore è presente negli altri (nei miei prossimi) per essere aiutato da me in tutte quelle circostanze nelle quali vedo il mio prossimo bisognoso di aiuto. Egli infatti ha detto: Ciò che avrete fatto anche all’ultimo dei miei fratelli, l’avete fatto a Me. Non dice: È come se lo aveste fatto a Me, ma dice proprio l’avete fatto a Me.

Se penso alla sua reale presenza nel mio prossimo, la cosa mi diventa più chiara e più facile.

Il Signore cioè è presente negli altri perché principalmente in essi vuol essere amato da me. E questa è una cosa giusta e naturale.

Se infatti dico a Gesù: Ti amo con tutto il mio cuore solo quando Egli è nel tabernacolo o quando lo penso in cielo, queste mie parole sono soltanto parole e non costano niente: può darsi che sia un amore fatto solo di parole e di illusioni mie.

Quando invece lo amo presente nel mio prossimo che veramente ha bisogno di pazienza e di cure, allora il mio amore, se lo metto in pratica, diventa amore vero, fatto non di parole vuote ma di azioni positive e di molta pazienza.

Ma se nel mio prossimo noto dei difetti veri, come posso pensare a Gesù presente in essi?

Gesù è presente in essi, anche se io non riesco a pensarlo e gli altri né riescono a pensarlo né si decidono a contentarlo; ma questo è un argomento maggiore anzitutto per non essere facile, da parte mia, a criticare ed a condannare gli altri, quando, Gesù ha detto: Non giudicate, non condannate!

In secondo luogo, ciò mi aiuta ad apprezzare la pazienza e l’amorevolezza di Gesù che si è caricato anche dei nostri peccati non sul Calvario ma in tutto il mondo.

In terzo luogo ciò mi sarà di stimolo per far di tutto perché il mio prossimo arrivi a superare le sue cattive abitudini, per non aumentare la passione di Gesù: pregherò per il mio prossimo, sarò più paziente, cercherò a tempo opportuno di dire una buona parola o trovare il modo di fargliela dire da chi meglio può farlo.

Allora adempio veramente il comandamento di Gesù: amate anche i vostri nemici! Che se amate solo i vostri amici che merito ne avrete? Anche i pagani amavano i loro amici!

Allora amerò davvero e diventerò apostolo instancabile per aiutarli a correggersi.

21 novembre 1978

+ Alberico Semeraro