Nella vita spirituale una delle più insidiose tentazioni e quindi uno dei maggiori pericoli è quello della fiducia in noi stessi, nelle nostre forze, nel nostro giudizio, nei nostri buoni propositi.

Col peccato originale, infatti, è subentrato in noi l’inclinazione ad accontentare più ciò che ci nasce da dentro che ciò che ci viene insegnato da fuori, mentre Gesù ci ha detto che “ciò che nasce da dentro” sono i cattivi pensieri ed i cattivi desideri, mentre ciò che Dio vuole da noi e che è il nostro vero bene, ci viene insegnato, fin dall’inizio, dai nostri genitori, dai maestri, dalla Chiesa.

Capita però, troppo spesso, che a poco a poco cediamo a qualche inclinazione disordinata e col ripeterne gli atti ne prendiamo l’abitudine dalla quale è più difficile liberarsi.

Perciò Gesù ha detto: “In verità vi dico, se non vi convertirete e non vi farete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.

Che voleva dire? Che differenza c’è, principalmente, tra i grandi ed i bambini?

Chi è grande, fa da sé la maggior parte delle cose che riguardano la sua persona.

Noi, per età siamo grandi e nelle cose di questo mondo ci regoliamo da grandi e facciamo bene.

Nel campo soprannaturale, invece, in realtà non abbiamo e non avremo mai una capacità od una forza che siano cosa nostra e dovremmo considerarci sempre come deboli bambini.

C’è però Satana (e la superbia o amor proprio, da lui alimentati), che ci vogliono illudere di essere già o di poter prima o poi diventare capaci di curare da noi la nostra salvezza ed il nostro progresso.

L’amor proprio, infatti, è un attaccamento e una stima gelosa per la nostra persona, in confronto con le persone degli altri. Esso vorrebbe farci sentire sempre soddisfatti di noi stessi, capaci di realizzare col nostro personale impegno la nostra perfezione, per vederla come segno del nostro valore e sentirci migliori di quegli altri che ci vediamo intorno.

In particolare, di fronte alle inclinazioni disordinate che sono in noi e che sempre ci saranno, specialmente se rese più forti dai nostri peccati della vita passata, cerchiamo di superarle con qualche sforzo nostro, per poterle distruggere in noi e sentirci soddisfatti della nostra vittoria.

Se anche ci rivolgiamo al Signore è solo perché “ci aiuti

a distruggerli”, sicché possiamo essere contenti di noi stessi. Questa forma di preghiera, che è ispirata dal nostro amor proprio, il Signore non la asseconda mai, per non far crescere quel nostro amor proprio che è un errore e un danno per la nostra anima.

Se, invece, al presentarsi della tentazione, ci rivolgiamo al Signore che ci ama immensamente e Gli presentiamo con umiltà di cuore la nostra debolezza, perché in quel momento ci sostenga con la forza Sua, per poter restare uniti a Lui, il Signore volentieri per quella volta ci sosterrà.

Che se qualche volta ci capita di cadere, lo accettiamo come disposizione del Signore per:

  1. non essere facili a giudicare e criticare gli altri,
  2. essere più decisi nel rivolgerci al Signore nei momenti di pericolo,
  3. accettare con più umiltà che siamo deboli,
  4. chiedere aiuto, con altrettanta umiltà, a chi ha la missione di aiutarci.

Che se invece ci avviliamo e ci sfiduciamo per questa nuova caduta, è segno chiaro che l’amor proprio è ancora forte in noi e dobbiamo chiedere la virtù più importante che è l’umiltà di cuore.

La persuasione e l’umile accettazione del fatto che noi siamo deboli è ciò che rende l’anima nostra più gradita al Signore.

Come Maria SS.ma dobbiamo persuaderci che per questa ragione (la nostra debolezza) il Signore ci ha scelti, e solo finché restiamo in questa umile persuasione Egli ci fa grandi doni.

Perciò dobbiamo pensare alla nostra debolezza come all’unica ragione nostra per cui il Signore ci ha preferiti e prescelti nel suo infinito Amore, perché egli è l’Onnipotente che non ha bisogno delle nostre forze. Da noi vuole che nelle nostre preghiere ci affidiamo solo al Suo amore misericordioso e chiediamo il Suo intervento.

Dobbiamo poi tener presente che questo ricorso all’Amore Misericordioso e questa invocazione del Suo aiuto non dobbiamo farla solamente per noi, cosa che asseconderebbe il nostro egoismo ed il nostro amor proprio. Poiché dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi, dobbiamo pregare non solamente per noi, ma per noi e per le nostre Consorelle.

Questa carità combatte e vince l’amor proprio.

Per vincere questa superbia e piacere di più al Signore, nei nostri rapporti con gli altri non dobbiamo criticare e disprezzare mai nessuno, perché noi siamo anche più deboli di essi e perché la critica è un difetto ed un peccato nostro più brutto e più grave di quelli che stiamo criticando negli altri, così come, a dire del Signore, la trave è più grossa della pagliuzza.

Regolati come il Signore vuole e sta serena.

12 maggio 1976

+ Alberico Semeraro